UNGÀ, LA PAROLA CHE CONQUISTA 2026 - Canelli celebra Giuseppe Ungaretti- E arriva l’Ambasciatore del Giappone

Per il quarto anno consecutivo, la “turma Ungà” — il gruppo di volontari che, accanto a Bruna Bianco, mantiene vivo a Canelli il ricordo del poeta Giuseppe Ungaretti — organizza una serie di iniziative speciali a lui dedicate.

Venerdì 25 settembre Canelli si trasformerà in un paesaggio abitato dalla poesia, per raccontare una storia d’amore vera, quella che ha unito, nel settembre del 1966, Bruna Bianco, originaria di Cossano Belbo e cresciuta tra Canelli e San Paolo del Brasile a Giuseppe Ungaretti.

Lei aveva 26 anni, lui 78. Tra i due nacque un legame profondo, intenso, raccontato in quasi 400 lettere intrise di poesia, riflessioni e tenerezza.

Un amore che portò per due volte Ungaretti a Canelli, città dove oggi nel sessantesimo anniversario del primo incontro - grazie all’impegno instancabile di Bruna - l’eredità letteraria del poeta rivive, soprattutto attraverso i più giovani, intrecciando letteratura, memoria, amore e territorio.

LA MATTINA: IL PERCORSO DEI RAGAZZI: ZAINETTO SULLE SPALLE, POESIA NEL CUORE

Protagonisti della mattinata saranno gli studenti della scuola secondaria di primo grado, guidati dalla professoressa Annamaria Tosti, che cammineranno con le parole di Ungaretti nel cuore, nel corso della riproposizione dell’evento intitolato “Ungaretti: la parola che conquista”.

Partiranno dalla piazza della scuola media, ognuno con sulle spalle uno speciale zainetto fornito per l’occasione: non uno zaino qualunque, ma un oggetto simbolico, impreziosito da un logo originale disegnato dall’artista Gian Carlo Ferraris, destinato a riempirsi tappa dopo tappa lungo un cammino che è al tempo stesso fisico e simbolico.

Ad ogni fermata del percorso, i ragazzi riceveranno oggetti poetici: una penna che illumina, parole da custodire, piccole tracce che si trasformano in memoria tangibile. Un modo concreto per interiorizzare la bellezza della poesia.

Il cammino si snoderà lungo la via storica di Canelli, la Sternia o “via degli Innamorati”, fino a Villa Ungà, luogo significativo, legato alle due visite di Ungaretti in città, nel 1968, insieme a Bruna.

Ad accoglierli sarà proprio Bruna Bianco, oggi promotrice appassionata di questo progetto. Seguirà un momento finale corale: la ricomposizione collettiva di un puzzle poetico, che darà vita a una poesia di Ungaretti. Un gesto simbolico per comprendere che la parola è anche condivisione.

Quest’anno il percorso si arricchisce inoltre di una novità: l’esperienza dei temi ungarettiani attraverso la sua poesia nella stanza multisensoriale L’Altro Senso di Canelli, per un approccio immersivo alla poesia attraverso i cinque sensi.

LA SERA DEL 25: SPETTACOLO, CON UN “DIALOGO” SPECIALE

La giornata del 25 settembre dedicata alla memoria del poeta continuerà alle ore 21.00, presso la Chiesa di San Leonardo, con la riproposizione, a quasi sessant’anni di distanza, del Dialogo poetico tra Giuseppe Ungaretti e Bruna Bianco. Il DIALOGO è una rara e raffinata pubblicazione di soli 120 esemplari (prima edizione Fògola, Torino, 1968, con introduzione di Leone Piccioni, in tiratura limitata, con una combustione di Alberto Burri che impreziosisce 60 copie) costituito di nove poesie di Ungaretti e cinque di Bruna Bianco, la sua Musa. Le liriche sono una testimonianza autentica dell’amore appassionatissimo che lega il poeta e la giovane Bruna. Questo amore, ormai inatteso, fa ritrovare a Ungaretti la “sua vena” di scrittura e lo costituisce “maestro di poesia” per la sua amata, alla quale elargisce premurosi suggerimenti.

Sarà un evento interamente gestito da giovani, perché la lettura delle liriche di Ungà (così si firma nelle Lettere a Bruna, edizione Mondadori, 2017) e delle repliche di Bruna è affidata agli studenti delle Scuole Superiori Artom e Pellati di Canelli, mentre si ascoltano le repliche di Bruna dalla viva voce della poetessa, per la quale la ferita del tempo ha solo accresciuto l’amore e approfondito la conoscenza di Ungaretti uomo e poeta, e delle giovani studentesse canellesi.

A impreziosire ulteriormente la serata contribuiranno gli interventi dei danzatori del Centro Studi Danza di Canelli e del giovane musicista Matteo Rosa.

La regia dello spettacolo è di Elena Capra. La scelta di investire nelle nuove generazioni è un modo per valorizzare giovani coraggiosi che si metteranno in gioco leggendo poesie, parlando in pubblico di amore, dando voce ai sentimenti di una relazione antica che continua a dare frutti. Sarà un’occasione per far vivere loro un’esperienza inconsueta, che li avvicinerà alla naturale profondità delle parole e ad un modo di esprimersi nuovo, lento e interpretato.

L’evento, a ingresso libero, è aperto a tutta la cittadinanza. Seguirà un piccolo rinfresco conviviale.

16-18 OTTOBRE: MOSTRA “POETA DI POETI”, CON LA PARTECIPAZIONE DELL’AMBASCIATORE DEL GIAPPONE IN ITALIA

Si tratta della prima presentazione ufficiale di una selezione di antichi dipinti giapponesi donati da Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco. La mostra, curata dal grande esperto di arte giapponese Paolo Linetti e per la quale è stato richiesto il patrocinio del Consolato Generale del Giappone di Milano, della Regione Piemonte e della Provincia di Asti, avrà come sede la splendida chiesa barocca di San Rocco (via Villanuova 20).

L’inaugurazione è prevista venerdì 18 ottobre, ore 18, con la partecipazione dell’Ambasciatore del Giappone in Italia, Sig.ra ONO Hikariko e del Console Generale YAGI.

L’orario sarà il seguente:

venerdì 16 ottobre: ore 18-20 – sabato 17 e domenica 18 ottobre: ore 10-12:30 15-18:30. Ingresso libero.

“La chiave di volta per comprendere il valore più intimo di questa collezione risiede forse nelle parole che Giuseppe Ungaretti scrive a Bruna il 29 agosto 1968. Il poeta descrive queste opere come invenzioni «tra le più delicate, sapienti e cariche di metafisica esistenti nella storia umana» e le offre «all’animo, all’anima, all’intelletto e alla civiltà di Bruna». Non è una semplice dedica, ma quasi una dichiarazione d’intenti: Ungaretti sembra riconoscere in lei le stesse qualità che lo avevano affascinato nelle opere giapponesi, la delicatezza, la profondità, la capacità di custodire un significato senza ostentarlo.

 

La storia stessa della collezione sembra procedere per successive stratificazioni, quasi fosse una struttura a scatole cinesi. Prima di giungere a Ungaretti, le opere erano appartenute al cardinale Paolo Marella, figura centrale della diplomazia vaticana del Novecento e Delegato Apostolico in Giappone dal 1933 al 1948. Attraverso un antiquario di largo di Fontanella Borghese, la raccolta giunse infine al poeta, che scelse di affidarla a Bruna trasformando il possesso in trasmissione, l’oggetto in memoria.

Non sorprende che Ungaretti ne fosse profondamente affascinato. Il suo rapporto con il Giappone, maturato anche attraverso il viaggio del 1960, sembra trovare in queste immagini una naturale corrispondenza con la propria poetica. Nell’arte giapponese, come nei suoi versi, l’essenziale non coincide con il semplice: è piuttosto ciò che rimane dopo aver eliminato ogni elemento superfluo. Un segno, un vuoto, un bagliore appena percepibile possono spalancare una dimensione infinitamente più vasta.

È il territorio dello yūgen, della profondità misteriosa e velata, e dello shibusa, della bellezza sobria che non necessita di mostrarsi interamente. Anche tecniche come il kirazuri, il karazuri o l’impiego della lacca conducono verso questa estetica dello svelamento: alcuni particolari emergono soltanto modificando il punto di osservazione, lasciando che sia la luce a completarli.

Forse proprio qui Ungaretti riconobbe qualcosa di profondamente vicino alla propria poesia: l’idea che l’infinito possa nascondersi nell’infinitamente piccolo e che il silenzio possa dire quanto la parola. Affidare queste opere a Bruna significava allora riconoscere in lei uno sguardo affine, capace non soltanto di conservarle, ma di ascoltarle. La collezione diventa così il luogo di un incontro: tra Ungaretti e il Giappone, tra poesia e immagine, tra il dono e chi, attraverso la propria sensibilità, era destinata a custodirne il segreto.”

Paolo Linetti

Tutte le iniziative sono promosse da Bruna Bianco e la sua “Turma Ungà”, in collaborazione con l’Associazione Memoria Viva, il Club per l’UNESCO di Canelli e la Biblioteca Civica G. Monticone, con il patrocinio e la partecipazione del Comune di Canelli, oltre ai patrocini già indicati.

Un progetto della “Turma Ungà” è nato tra le colline piemontesi, con la speranza che possa ispirare altri territori, e — perché no — varcare i confini, come è già avvenuto in Brasile.

Perché quando la parola si mette in cammino, conquista davvero.


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